9
Mar

Un angelo.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico, Senza categoria

Le ciocche color rame mi coprivano disordinatamente la fronte, ballando con me mentre mi scuotevo inseguendo un allegro motivetto canticchiato alla radio. Mi scuotevo, perchè, per me, la danza non era altro che un’utopia, costretta sulla sedia a rotelle, intrappolata nel mio corpo imperfetto. Un involucro stupendo solo in apparenza. Ero bella, ah, se lo ero! Ero un caso particolare. Normalmente le persone affette dalla sindrome di Down appaiono ‘deformi’. Io invece ero sanissima e bellissima, dai lineamenti fini, con un delizioso nasino alla francese, contornato da due graziose fossette intorno le labbra rosse e carnose. I miei occhi verdi condivano il tutto. Una dolcissima fragile bambolina di porcellana. E, ahimè, come una bambola ero vuota, almeno in testa. Che senso ha, avere le gambe se non puoi camminare, correre verso il sole, danzare sospinta dalla musica; che senso ha, possedere due braccia attaccate alle spalle se non puoi stringere a te chi ami; perchè esse terminano con due dolci mani affusolate, se non posso neanche afferrare una forchetta, se non posso accarezzare amorevolmente i miei cari; che senso ha, disporre di un cuore nel petto se non puoi neanche dire ‘ti amo’ a chi ti fa palpitare? Sempre riposta in un angolo, da esporre nei salotti quando si riceve visite, il piccolo ‘angelo’, divina visione, splendida donna con un cervello di seconda classe. Chi ha detto poi che il mio cervello fosse di seconda classe? Forse voi, uomini e donne normali, siete superiori agli angeli? Solo perchè non riuscite a comprendere i rantoli che faticosamente si trascinano fuori dalla mia gola, solo perchè non capite i miei gesti convulsi sarei inferiore a voi, io, che posso amare mia madre, posso discernere l’astratto dei sentimenti? Ero lì. Una perfetta illusione di perfezione. La bambolina, che riceveva i pizzicotti sulle guance dalla zia quando passava a trovare il suo angelo, il suo dolce angelo. Ah, zia cara, se solo tu potessi immaginare che tutte le volte che stendevo il braccio verso di te non era per accarezzarti, ma semplicemente volevo darti un sonoro ceffone. L’angelo di casa, incapace di comunicare, di ragionare a volte, che in rari momenti covava odio e risentimento. L’angelo, la bambola, il soprammobile più delizioso che si potesse mai desiderare. De-li-zio-sa, dicevano le signore del thè che venivano ogni giovedì pomeriggio, ma che bambola, ma che tesoro, eh, si, Eleonora è proprio una bellissima ragazza, peccato che sia così difettosa, ma che dolce angelo che sei, lo sai? , ma dici che ci capisce? , ma che dolce bimba che sei eleonara, beata te che non puoi comprendere il mondo, piccola dolce bambolina di casa, de-li-zio-sa! Ecco, anche se molto fastidiosa, il thè delle zitelle il giovedì mi dava comunque quel surrogato di gioia del quale avevo bisogno, beh, perchè sì, dai, meglio questa esistenza difettosa che essere come quelle lì. Almeno io potevo giustificarmi con quel cromosoma in più. Eleonora, l’angelo del paese, dimanio pubblico, pronta ad essere compatita, commiserata, studiata dai più. L’angelo, il dono del cielo benedetto. Fossi stato un angelo, avrei avuto le ali, non sarei un mattone in tutto e per tutto. Che senso ha tutto questo? Forse sono davvero inferiore, non riesco a trovarlo. Allora ho deciso di fare un gioco, volevo imitare i subaquei, immaginandomi immersa in oceano come vidi in televisione una volta, accanto a magnifici pesci tropicali, che non si chiederebbero sicuramente niente di me, non direbbero sembri un angelo, ma che peccato però, eh a volte il signore ha piani che noi non possiamo comprendere, bisogna farsi coraggio, ormai è qui e si va avanti. Ho sognato per un bel pò ed ora sono qui, ad osservarvi dal cielo, il vostro dolce angelo è qui.
Il vostro dolce, stupendo, angelo lobotomizzato.

One Response to “Un angelo.”

  1. StyleUndaBestia Says:

    Mi è venuta un’angoscia terribile, te l’ho detto io che non volevo leggerlo :emomg:

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