Archive for Marzo, 2009

31
Mar

Richieste Grafiche.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Graphic

Chiunque voglia un wallpaper, un avatar, un set, delle icon personalizzate, lasci qui i suo commento indicando ciò che vuole, stile, dimensione, lasciando anche delle immagini di base, se vuole.

20
Mar

Aria.

Posted By StyleUndaBestia in Elementi, Scritto generico

Dannazione, che divertimento. Flebili risate cristalline che riempiono quell’altrimenti assordante silenzio.
Ah, cosa arriva a fare una persona in certe situazioni, pur di trovare un pizzico di sollievo! Si illude che quella roba magica, decantata dai poco di buono e raccomandata caldamente da chi ci specula sopra, possa scacciare via tutti i suoi problemi così, in un soffio.
Ed anche lui, tra una risata e l’altra, sente quel soffio purificatore su tutto il corpo. Una bella ventata d’aria che lo spinge in alto, sempre più in alto, tra volti noti ma deformati e melodie che sembrano scritte apposta per lui. Una nuvola rosa, lì in alto, sembra assomigli ad un veliero. E allora via, all’arrembaggio!, in mezzo a frotte di pirati arcigni ma tuttavia simpatici, verso l’isola segreta del tesoro misterioso del pirata chissà chi. Quante risate, e quanto vento, che fa gonfiare le enormi vele della nave. Prova ad affacciarsi dal ponte, guardando in basso, godendosi gli squali che, saltando sull’acqua con la coda robusta, improvvisano una divertente coreografia. Che voglia di raggiungerli, che voglia di tuffarsi in mezzo a loro a schiamazzare allegramente tra i cavalloni e la salsedine! Ma non c’è tempo, la mongolfiera è già decollata, e lui deve inseguirla, appendendosi alla fune che fortunatamente è ancora alla sua altezza.
Sale velocemente, scontrandosi con nuvole trasparenti fatte di zucchero filato, osservando con apparente onnipotenza le montagne frastagliate, gli oceani cristallini ed i deserti dorati. Dorati come i capelli di quell’essere splendido che adesso gli si para davanti, levitando a mezz’aria.
Ciao, Alice. No, che fai con quel taglierino? Smettila, lascia stare la fune! Ma la fune si è ormai spezzata, e la ragazza non c’è più. Alice, dove sei, ora che cade verso il vuoto infinito? Vede solo il nulla, e gli si chiude addosso. Arriverà mai un fondo?
In preda alle convulsioni, mentre il suo organismo è ormai andato in overdose, il Brucaliffo secerne bava schiumosa dalla bocca, per pochi secondi. Poco dopo il cuore smette di battere, esausto. La droga l’ha stroncato, impedendogli di continuare a volare sopra i suoi amati deserti dorati.

9
Mar

Un angelo.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico, Senza categoria

Le ciocche color rame mi coprivano disordinatamente la fronte, ballando con me mentre mi scuotevo inseguendo un allegro motivetto canticchiato alla radio. Mi scuotevo, perchè, per me, la danza non era altro che un’utopia, costretta sulla sedia a rotelle, intrappolata nel mio corpo imperfetto. Un involucro stupendo solo in apparenza. Ero bella, ah, se lo ero! Ero un caso particolare. Normalmente le persone affette dalla sindrome di Down appaiono ‘deformi’. Io invece ero sanissima e bellissima, dai lineamenti fini, con un delizioso nasino alla francese, contornato da due graziose fossette intorno le labbra rosse e carnose. I miei occhi verdi condivano il tutto. Una dolcissima fragile bambolina di porcellana. E, ahimè, come una bambola ero vuota, almeno in testa. Che senso ha, avere le gambe se non puoi camminare, correre verso il sole, danzare sospinta dalla musica; che senso ha, possedere due braccia attaccate alle spalle se non puoi stringere a te chi ami; perchè esse terminano con due dolci mani affusolate, se non posso neanche afferrare una forchetta, se non posso accarezzare amorevolmente i miei cari; che senso ha, disporre di un cuore nel petto se non puoi neanche dire ‘ti amo’ a chi ti fa palpitare? Sempre riposta in un angolo, da esporre nei salotti quando si riceve visite, il piccolo ‘angelo’, divina visione, splendida donna con un cervello di seconda classe. Chi ha detto poi che il mio cervello fosse di seconda classe? Forse voi, uomini e donne normali, siete superiori agli angeli? Solo perchè non riuscite a comprendere i rantoli che faticosamente si trascinano fuori dalla mia gola, solo perchè non capite i miei gesti convulsi sarei inferiore a voi, io, che posso amare mia madre, posso discernere l’astratto dei sentimenti? Ero lì. Una perfetta illusione di perfezione. La bambolina, che riceveva i pizzicotti sulle guance dalla zia quando passava a trovare il suo angelo, il suo dolce angelo. Ah, zia cara, se solo tu potessi immaginare che tutte le volte che stendevo il braccio verso di te non era per accarezzarti, ma semplicemente volevo darti un sonoro ceffone. L’angelo di casa, incapace di comunicare, di ragionare a volte, che in rari momenti covava odio e risentimento. L’angelo, la bambola, il soprammobile più delizioso che si potesse mai desiderare. De-li-zio-sa, dicevano le signore del thè che venivano ogni giovedì pomeriggio, ma che bambola, ma che tesoro, eh, si, Eleonora è proprio una bellissima ragazza, peccato che sia così difettosa, ma che dolce angelo che sei, lo sai? , ma dici che ci capisce? , ma che dolce bimba che sei eleonara, beata te che non puoi comprendere il mondo, piccola dolce bambolina di casa, de-li-zio-sa! Ecco, anche se molto fastidiosa, il thè delle zitelle il giovedì mi dava comunque quel surrogato di gioia del quale avevo bisogno, beh, perchè sì, dai, meglio questa esistenza difettosa che essere come quelle lì. Almeno io potevo giustificarmi con quel cromosoma in più. Eleonora, l’angelo del paese, dimanio pubblico, pronta ad essere compatita, commiserata, studiata dai più. L’angelo, il dono del cielo benedetto. Fossi stato un angelo, avrei avuto le ali, non sarei un mattone in tutto e per tutto. Che senso ha tutto questo? Forse sono davvero inferiore, non riesco a trovarlo. Allora ho deciso di fare un gioco, volevo imitare i subaquei, immaginandomi immersa in oceano come vidi in televisione una volta, accanto a magnifici pesci tropicali, che non si chiederebbero sicuramente niente di me, non direbbero sembri un angelo, ma che peccato però, eh a volte il signore ha piani che noi non possiamo comprendere, bisogna farsi coraggio, ormai è qui e si va avanti. Ho sognato per un bel pò ed ora sono qui, ad osservarvi dal cielo, il vostro dolce angelo è qui.
Il vostro dolce, stupendo, angelo lobotomizzato.

8
Mar

Mezzanotte di fuoco.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico, Senza categoria

OI! OI! OI!
La vecchia discoteca abbandonata, vicino la scuola, non faceva più parte del paese da tempo. Da quando l’incendio la distrusse, la gente smise di ricordarsi di quella piccola porzione di terreno, un neo scomodo sulla faccia di qualcuno per bene, per così dire. La verità è che faceva più paura di quanto avrebbe dovuto. Ironico che la discoteca, conosciuta tra gli adolescenti del posto come sede di spaccio e di rave occasionali, si chiami ‘No Ecstasy‘ . Non saranno neanche passati due decenni dal declino dell’edificio, che già la natura, avida padrona, avera reclamato la proprietà, corrodendone la struttura, ricoprendola di erbacce e aprendo varchi, qua e là. Con il passare degli anni le attività criminali legate alla No Ecstasy erano aumentate in maniera esponenziale. All’interno del decrepito edificio potevi trovare spacciatori, ma anche ladri dilettanti, usurai, e ovviamente i gestori della ‘Lunga Notte‘, insomma, dancehall scatenata fino all’alba, condita dalla presenza di prostitute e tutto il ben di dio che possono offrirti gli amici notturni. Il nome in effetti non era il massimo della fantasia, ma poco importa alle masse. In estate, comunque, si ha la massima concentrazione di questi eventi notturni. Almeno uno a notte, e non manca mai nessuno. Specialmente lui. Si fa chiamare ‘Avatar‘, è conosciutissimo in paese, a chi per la vita notturna, a chi per il suo look che fa scandalo in questo piccolo buco di anime. Sarà alto un metro e ottanta, Il viso squadrato, quasi spigoloso, ma allo stesso tempo armonico, mascella americana, un naso vistoso, anonimi occhi castani, se non fosse per le borse sotto gli occhi. La carnagione è molto pallida, come se vivesse solo di notte (il che, in parte, è abbastanza vero). Ha una lunga cresta tinta di più colori, a mò di arcobaleno, a volte tirata in su grazie alla colla di pesce, a volte sciolta, come la criniera di un qualche cavallo purosangue. Indossa sempre lo stesso paio di bermuda grigi, sgualciti e gonfi, e sempre le stesse converse dai lacci colorati, rovinatissime, prossime al cedimento. Normalmente porta vecchie t-shirt, raramente camicie, quando fa freddo una felpa leggera, e d’estata generalmente cammina a torso nudo, mostrando il fisico atletico, simile ad una statua greca. E’ sporco, trasandato, è il boss della Lunga Notte. Lui conosce la gente giusta. Lui sa quando è meglio non fare casino. Lui sa quando è meglio sballarsi. E’ un personaggio temuto e invidiato. Avatar presenzia ad ogni evento, con la tracolla carica di roba, pasticche, fumo, siringhe. Pesa con estrema cura le dosi, e quando è il caso, fa in modo che la gente non ecceda nel ‘divertimento autoindotto’ , come dice lui. Non vuole morti ai suoi party. Non tanto per una questione di coscienza, ma perchè un morto porta solo delle rotture di coglioni assurde, con il rischio d’indagini, la ‘perquisa’, e il sequestro dell’edificio. La Lunga Notte è iniziata da poche ore, il dj ha messo su un pezzo EBM sparato a volume altissimo, la discoteca pare tremare, accompagnata dalle danze ‘tribali’ dei giovani strafatti di anfetamine e altra roba. Avatar è lì, al primo piano, seduto sopra un muretto scalcinato, ad osservare la scena, compiaciuto. E’ la sua vita, dopotutto. Si perde per un attimo nei ricordi, quando la Lunga Notte era solo una fantasia, alimenta il suo ego guardando le masse che si muovono freneticamente, i gruppetti all’angolo che discutono, parlano ridono, fumano. Ha creato uno stato parallelo. Un’ anarchia possibile. Viene riportato alla realtà da un ragazzino smorto e pallido che gli chiede qualche acido. Finita la transazione, ritorna alla sua piccola bolla felice. Decide di scendere a controllare come sta il suo popolo, i suoi sudditi fedeli. Scende per le scale coperte di calcinacci e spazzatura, scavalca le coppie che fanno l’amore per terra e la gente che smaltisce la fusione, bofonchiando verità incomprensibili. Lo spiazzo è illuminato da parecchi riflettori collegati ad un generatore alimentato a gasolio. La musica è così alta che copre il rumore infernale che emette, anche avvicinandosi molto, il generatore traballante sembra muto. Avatar cammina tranquillo, imita qualche passo di danza attraversando la pista, fa l’occhiolino al dj e si avvicina ad un gruppetto, nell’angolo più buio, che si sta gustando dell’ottimo crack. Lui non ha neanche bisogno di chiedere, appena si avvicina viene accolto con sorrisi e pacche sulle spalle, gli viene offerto di tutto. Assaggia la mercanzia, si perde nei seni prosperosi di una sgualdrina occasionale, ritorna a camminare senza meta, con un sorriso soddisfatto stampato in faccia. Parla poco con la gente, odia parlare di sé. Una volta ha pestato a sangue un ragazzo particolarmente curioso che gli ha chiesto della sua famiglia. Ma ormai è conosciuto da tutti, a nessuno interessa come si chiami, che vita faccia, dove dorma. Lui è Avatar. Il signore della Lunga Notte. Il dj attacca un pezzo ska, non sa resistere e si butta nel pogo violento. Spallata su spallata, si lotta per la supremazia della pista, lo sport della Lunga Notte. Mentre le grida si alzano al cielo, irrompe sulla pista un ragazzotto agitato che corre a più non posso verso il dj. Questi ascolta attentamente cosa ha da riferigli il ragazzino e stacca la musica. Urla al microfono di una retata, raccoglie i suoi dischi e scappa, imitato dal resto della folla. Avatar non è da meno, arriva a scavalcare con pochi balzi interi gruppi di ragazzi terrorizzati. Una retata. Non era mai successo. I suoi informatori la pagheranno cara, pensa. Ma ormai è tardi: precipita rovinosamente a terra, sbattendo contro un muro di corpi immobili e spaventati di fronte ai fumogeni. La polizia carica la folla con gli scudi di plexiglass e i manganelli elettrici, ogni corpo a terra è un punto. Avatar non si arrende, si volta di scatto e cerca un’altra via di fuga, ma invano, la polizia ha circondato il posto. Bestemmiando la sorte cagna, decide di rischiare tutto aprendosi la via da sé. E’ lui il re. Carica un poliziotto con una tallonata in pieno petto che lo proietta indietro e gli fa volare in aria il casco. L’agente si rialza subito. Mentre il fumo si disperde, ormai al buio, con il sottofondo di scosse elettriche e urla dei ragazzi pestati e arrestati, i due avversari si scrutano, è una storia già vista: come due cavalieri in duello, si studiano per istanti che sembrano durare un’eternità. Avatar esce un coltello e parte all’attacco, ma il cavaliere avversario gioca ’sporco’. Ha già colpito Avatar con un proiettile quando quest’ultimo non è a che pochi centimetri da lui. Avatar fa una smorfia, lasciando cadere il coltello dalle mani tremanti che ricongiunge al petto, nel punto dove è stato colpito. Guardandolo storto, proferisce le sue ultime parole. “Sei proprio un rompicoglioni, papà.

6
Mar

Acqua.

Posted By StyleUndaBestia in Elementi

La luce della luna lo sfiorava delicatamente, mentre dall’alto guardava il mondo con un sorriso sprezzante sulle labbra. Sprezzante verso i prati, le montagne, gli esseri umani, la luna stessa e Dio.
Eppure mai sorriso era stato più falso, si ostinava a stamparselo in viso come armatura, come se quelle labbra leggermente tirate potessero proteggerlo e nascondere il nero opaco dei suoi pensieri che veniva riflesso nei grandi occhi ormai inespressivi.
Una copertura, ecco cos’era, niente più, una copertura contro un mondo che gli aveva messo tutto a disposizione, e lui scioccamente non ne aveva approfittato, convinto di poter ricevere di più. Il troppo stroppia, chi troppo vuole nulla stringe e così via, fatto sta che adesso, appollaiato sul ramo del vecchio salice, si sentiva un grande falso mentre fingeva l’allegria.
Il mare sotto di lui scrosciava nervoso. Certo che dal salice, nato spontaneamente sulla punta del promontorio, si godeva di una vista eccezionale. E vedere le onde riflettere la pallida luce della luna, così antiquatamente romantica, era sì meraviglioso da procurare persino un certo fastidio.
Assaporò quel momento, la quiete prima della tempesta, poi volò giù, la sagoma nera stagliata contro il cielo illuminato dalle lontane luci della città. Non sapeva nuotare, anzi, odiava l’acqua, e proprio per questo decise di tuffarsi. Aveva capito da tempo di aver vissuto semplicemente una vita in ritardo.
L’impatto fu più doloroso di quanto si aspettasse, credeva di scivolare dolcemente nell’acqua ed andare a fondo come una stella cadente nel firmamento. Venne sommerso dopo pochi istanti, risucchiato dalle correnti e dalla sua stessa agitazione, risucchiato in quell’inferno dove il fuoco non era che simbolico. Un accenno dell’istinto di sopravvivenza abbracciò lo Stregatto, ma non riusci più ad emergere.
Il sorriso, beffardo, falso, era sempre lì, al suo posto, mentre l’acqua salata e pungente gli riempiva i polmoni. Era morto com’era vissuto, in un velo di leggiadra falsità.

3
Mar

Vacanze romane (cover)

Posted By Demonslasher86 in Musica

Vorrei cogliere quest’occasione per presentarmi, lo faccio con una canzone dei matia bazar, uno di quei capolavori che apprezzo, in particolar modo, per i sentimenti che riesce a suscitare in me.. e credo in molte altre persone.

La cover è stata registrata in multitraccia con un programma open source, quindi gratuito che potete trovare in questo sito clicca quì
il tutto a casa mia con un microfono per pc da 7€, una chitarra, un violino senza archetto e le mie voci…il risultato comunque non è da buttar via.

spero inoltre di rendere giustizia alla splendida voce della loro vecchia cantante “Antonella Ruggiero” (una donna prima che una cantante), ed ai quadri di un artista palermitano ormai defunto quale era “Giuseppe Cricchio”, un nome che veramente in pochi conoscono ma che vorrei fosse ricordato per sempre.

quì il link per vederlo direttamente su youtube dove è scritto l’indirizzo al quale si trova la mostra dei quadri

3
Mar

Graphic#LUMOS TEXURES

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Graphic, Stuff, Texture

Se usate, sarebbe carino linkare il dreams factory nel vostro sito/ If you use it, credit me, please

LUMOS: 22 FREE TEXTURES BY N e k o ~ D r e a m e r

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In continuo aggiornamento

1
Mar

E ne ho da raccontare, eh!

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico

“SBAM. La porta viene sbattuta violentemente alle mie spalle, mentre io rotolo ancora giù per le scale, hai presente? La polvere si alza, mi sento la bocca impastata di calce e sangue, nel buio, hai presente? E che succede? Il legno delle scale era così marcio e fradicio che a metà percorso lo sfondo, e precipito rovinosamente a terra. SPLAT. Le piastrelle, e il mio mento, si spaccano in mille pezzi, e mi ritrovo tinto di rosso, con la testa che mi scoppia per il dolore, cazzo, hai presente? Cioè, vorrei capire quanto cazzo di tempo sono rimasto svenuto. Quando riapro gli occhi, è mattina inoltrata, un caldo boia, hai presente? Beh, nella lurida cantina nella quale mi hanno sbattuto ci tengono a stagionare del formaggio, che puzza di merda, hai presente? Capisci l’orrore? Mi vomito quasi addosso e cerco di rialzarmi, per fortuna non ho nulla di rotto a parte il mento. Sono ancora ricoperto di sangue e polvere e calcinacci vari, hai presente? Una cotoletta impanata.
Mancava solo il cuoco, ero già in padella, porca puttana, ho sentito così caldo che mi sono spogliato, mi sono tolto la giacca beige che mi aveva regalato la mia Violetta e la camicia che avevo fregato a mio padre. E vaffanculo, i pantaloni di pelle d’estate me li potevo risparmiare no? E comunque erano troppo distrutti, hai presente? Li ho tagliati. Degli enormi mutandoni di pelle, mi sentivo un frocio in una qualche manifestazione del cazzo, con il pacco quasi fuori, sporco e sudato. Sarei stato la gioia di qualche carcerato, hai presente? Comunque, non mi dò per vinto, col cazzo, lo sai, mi conosci, sai come sono fatto, no? Bene, mi guardo intorno e studio questo posto di merda nel quale mi ritrovo. Ed è solo una fottutissima cantina del cazzo. Ci avessero tenuto del vino, almeno. Me sarei ubriacato fino alla fine, e invece no, quel cazzo di formaggio. Tante piccole forme di formaggio ammassate in un unico punto, accanto a me, a marcire e sciogliersi per il caldo, fetendo come non mai, hai presente? Bene, passano almeno tre ore e sono ancora fermo lì a guardare le pareti e imprecare come uno scaricatore di porto, tu che avresti fatto, eh? Beh, fatto sta che la cantina era una normale cantina di merda, l’ ho già detto? Tre pareti di cemento logoro e sporco, la scala di legno fracassata dietro di me, e davanti una finestrella con le sbarre, sai, le vecchie finestre di una volta. Non mi guardare così, so che stai pensando: ‘ma se c’era una finestrella perché non gridavi aiuto’? Non si sentiva un cazzo, cazzo! Mi trovavo in una qualche campagna dimenticata da Dio, nella merda. E dalla finestrella non si vedeva che il cielo, e si trovava troppo in alto perché io potessi vedere a che livello stava, non pretenderai mica che uno, appena svenuto, imprigionato in una latrina, con la mandibola mezza fracassata si metta a fare le flessioni alla sbarra per vedere se sono al livello del terreno o no? E poi la finestrella era così piccola che ci sarebbe entrata al massimo una mia coscia. Quindi. Sono nella merda fino al collo, sequestrato da chissà quale figlio di puttana dopo una scazzottata giù al bar, dolorante, stanco, immerso nella puzza schifida del formaggio e a crepare di caldo. Bella merda, eh? Comunque, finisce anche che mi metto a piangere per il nervoso, hai presente? Eh, si, frignare come un bambino! E quelli di sopra che se la ridono, si! Li ho sentiti, cazzo! Stavano pranzando in quel momento, li sentivo brindare, i figli di puttana. Quel TLING dei loro bicchieri di vetro, un nervoso, non ti dico! Comincio a dare calci alle pareti e finisco per incrinarle di brutto. GIURO! E quindi che faccio? Vado avanti per ore, per quelli non se ne devono essere accorti mica, eh. Cioè, tieni prigioniero uno, se senti che fa cose del genere come minimo scendi a controllare, no? Non lo minacci, almeno? Cioè, giusto per tenerlo in riga, cazzo. Comunque io continuo per ore, hai presente? STOMP, STOMP, STOMP. Ma niente finisce solo che stacco la vernice dai muri e faccio tremare un po’ la sbarra. Il sole stava tramontando, saranno state circa le sette e mezza, e mi rompo i coglioni, mi distendo sui miei vestiti e aspetto. Quando è proprio buio, sento passi sopra di me, ma forti, pesanti. E sento anche grosse risate e rumore di cocci e frantumi. Quei bastardi! La proprietà non era loro, quei figli di puttana! E ora stavano facendo manbassa delle cose, fottendosi le cose preziose e distruggendo tutto. Per dare poi la colpa a me, hai presente? Eh, certo! Andati via di qui denunceranno di aver visto qualcuno entrare in casa, e la polizia troverà me, lo stronzo di turno, in questa merda di cantina, pensando che io, ingordo stavo controllando un’altra stanza per fottere della roba e che per colpa della scala mi sono trovato intrappolato! Dalla merda alla montagna di letame, dico io! Bene, mentre sento l’auto sgommare, m’incazzo furiosamente perché ormai ho capito tutto, no? E prendo a calci questo, prendo a calci quello, raccolgo da terra un pezzo di scala e lo butto su quel cazzo di formaggio di merda. Ed è lì che ho una botta di culo paurosa. Tutte le forme cadono, rotolano e ne liberano una formato famiglia, ma che dico, formato comunità, cazzo, sarà stata almeno due volte me in larghezza e altezza, dovrebbe essere entrata giusta giusta dalla porta, diamine! Ebbene, idea geniale! Salto sulla sbarra, e mentre sono appeso, con notevole sforzo, lo ammetto, dò calci all’impazzata, e alla fine la scardino, BOOM! Mi ritrovo sopra un’asta di ferro arrugginito e come al solito un bel po’ di calcinacci! Ovviamente la finestrella è ancora troppo piccola per passarci, e cazzo, il cemento sembra davvero abbastanza solido, hai presente? Ma io l’avevo previsto, amico! Lascio tutto in disordine, e mi dirigo verso quella gigantesca, enorme, ruota di formaggio. Spessa un casino, puzzolente come non mai. Bene. Era ancora mezza sciolta, così prendo e ne stacco pezzi con le mani, e mi faccio una specie di buco, sembra assurdo vero? Bene, ricalco la mia sagoma, e mi ci infilo dentro, e poi pian piano mi ricopro, aspettando e sperando che con la frescura della sera si solidifichi un po’ , hai presente? Ovviamente ho fatto dei buchini per l’aria. E ti giuro, ti giuro, sono rimasto per due giorni di fila in piedi, pisciandomi e vomitandomi addosso. Una puzza che non riesco a togliermi di mente. Con la gola secca, anzi no, di più, hai presente? Bene, comunque, all’alba del terzo giorno, arrivano i proprietari. Sento le urla e il dispiacere di quei poveretti che si sono trovati la casa distrutta e poi li sento dirigersi verso la cantina, di corsa. E io penso: ‘ vuoi vedere che qui c’è una specie di tesoro, chessò i loro risparmio sotto qualche mattonella e non me ne sono accorto’? Beh, il mistero si risolve subito, questo entra di corsa e rischia di cascare a terra come ho fatto io prima, per colpa di quella cazzo di scala bastarda, hai presente? Bene, vedi questo che si guarda in torno, nota la finestrella e torna indietro, con un tavolo di compensato, un martello e una cassetta degli attrezzi. E si mette a riparare la scala, e a me viene ancora da pisciare! Ci mette tre ore a riparare quella minchia di scala, e finalmente scende. Nota i miei vestiti e il sangue per terra, e decide di non toccarli per il momento. Però stai sicuro, che puzza o non puzza la giacca me la sono portata dietro, eh!
Comunque sto tizio, da ciò che vedo attraverso i buchi, sembra un ultrasettantenne, è un tipetto come si vede nei cartoni animati, hai presente? Bassino, con i baffoni bianchi bianchi, in bocca una spiga di grano, con un cappello di paglia sopra la testa che gli copre la pelata, ricoperto di rughe rattrappite, già. E questo che fa? Ignora tutto e abbraccia la mia casa degli ultimi due giorni, questa gigantesca forma di formaggio. Gli era stato fatto un ordine per una manifestazione del cazzo e valeva un botto di soldi, diceva tra sé e sé, mi sono sentito quasi in colpa, sai? Poi va beh, meglio lui che me. Comunque la prima cosa che fa è proprio salirmi con l’aiuto di un giovanotto, suo figlio penso, e mi caricano in un furgone , e per fortuna sono disteso di schiena. E io a questo punto sai che faccio? Faccio mettere in moto al vecchio e subito dopo esco da quella stradannatissima forma e velocissimamente, senza neanche pulirmi o persino respirare l’aria della libertà, apro la portiera del mezzo e lo butto giù, e sgommo, davvero! E mentre torno in città non faccio altro che sputare formaggio, dalla bocca, dal naso, dalle orecchie, hai presente? Beh, io ODIO il formaggio!! Che hai ora, che mi guardi così? Ti fa ridere,eh? TI sembro uno scemo forse, bene preparati ad assaggiare un bel pugno!!”
E lo specchio del bagno dell’ospedale psichiatrico va in frantumi…

1
Mar

Fuoco.

Posted By StyleUndaBestia in Elementi

“E’ finita”.
Un brillio nei suoi occhi, felice di quel pensiero. Guardava l’avversario di fronte a sé, con un sorriso malizioso sulle labbra, pregustando quel momento da anni. Anni che per lei non sembravano essere passati.
Diede una scrollata ai lunghi capelli biondi, solo lo sguardo faceva trasparire l’esperienza acquisita rispetto al loro ultimo incontro. Uno sguardo freddo, vendicativo, uno sguardo che per anni è stato spento, in attesa di quel momento.
E quel momento era arrivato, diamine, finalmente avrebbe posto fine a quelle torture psicologiche che la distruggevano e allo stesso tempo la assuefacevano. Davanti a lei, lui tremava, in silenzio, con gli occhi sgranati dalla paura. I suoi piedi erano immersi in una pozzanghera dall’odore sgradevole, urina ed altro.
La ragazza prese un respiro profondo, voleva memorizzare ogni singolo dettaglio di quell’istante glorioso, e perfino quella puzza sembrava l’odore più gustoso del mondo.
Il pelo lucido della vittima gocciolava, le ciocche bianche pendevano inermi, gli occhiali erano incrinati sul naso baffuto, le orecchie erano reclinate all’indietro, a causa del sommo terrore.
Fu un attimo, uno scintillio, e l’accendino volò sulla pozza. Lingue di fuoco arsero il Bianconiglio tra urla strazianti e vampate di calore, mente Alice si allontanava con un flebile sorriso sulle labbra carnose.

1
Mar

Posted By _Violet_Dreamer in Senza categoria

Due mesi da favola♥
Perdonate il post personale, ma quando ci vuole ci vuole!