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1
Gen

Pensieri di un ateo morente.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Pensiero, Scritto generico

Le dita si protendono verso l’alto, agonizzanti, tremanti, contorcendosi spaventosamente. La luce va e viene in lampi accecanti, la nausea che ti colma, i colori che si mescolano e poi esplodono. Il volto che lentamente si deforma tra le mille espressioni, ormai fuori controllo, e lentamente si spegne. I pensieri che ruotano vorticosamente in testa alla velocità della luce, così sfuggevoli e nitidi che pensi di portarteli appresso anche nella tomba, per tappezzarla e decorala giusto un po’. La voce che vorresti far straripare si prosciuga in un rigagnolo esalato debolmente, quando senti il cuore scalpitare come i cavalli selvaggi e ti rimbomba dentro. E le viscere che si muovono dentro te, che si gonfiano, si stringono, claustrofobia improvvisa, quando ancora devi ricordarti se hai mai imparato davvero a respirare. E i ricordi, tanti, troppi, ti si muovono accanto; mentre ti vedi pestare con un aggressivo ragazzo sconosciuto, prendi un caffè con il tuo datore di lavoro in un momento di pausa tra la canna che ti ha passato il tuo vecchio amico di strada e la tua prima scopata con due ragazze mai viste prima. Tua madre ti rimbocca le coperte, e senti freddo, troppo freddo. Gli occhi vanno per conto loro, girano liberi da un angolo all’altro della stanza e ti fissano torvi. Quanti errori hai fatto, caro?
Quante speranze hai gettato al vento, quanti amori hai bruciato e quante idee hai squartato prima di arrivare qua? Quante volte hai desiderato il giaciglio di carbone e chiodi, comodo e soffice come quel cuscino di piume di tanti anni fa, che strappasti in nome di un nome ormai polvere, dimenticato persino da chi lo porta? Perché ora dovresti rinnegare l’unico abbraccio che non hai mai provato, perché hai paura di affogarti con un boccone piccolo come il mondo? A cosa è servita la tua spavalderia, la tua noncuranza, la tua promiscua potenza, il tuo perverso intelletto?
Sei lì. Ti stai già portando i fiori sulla tomba e correggendo l’epitaffio.
Ora no, non più. Stai delirando. Pensi di poter sopravvivere a te stesso.
Provi ad immaginarti cosa c’è dopo. Ma hai la stessa visione di sempre, la solita lampadina rotta, il solito buio, il solito silenzio, il solito nulla. Cosa è valsa la tua vita? Perché ne stai pagando lo scotto? Perché ancora non rinneghi quel poco che ti resta e non t’inginocchi nella polvere della polvere di chi, come te non ha venduto la sua vita alla coscienza? Come mai tremi, allora? Come mai quelle scariche elettriche?
Perché si, pensi, ho vissuto per questo. Vivo per morire. Vivo la morte.