Archive for the ‘Senza categoria’ Category

5
Giu

Paranoid Android

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Senza categoria

C’era una volta l’uomo.
Grande macchina della natura, l’uomo. Praticamente perfetto, progettato con molto criterio, a mio parere. Tanto intelligente e dominante quanto fragile, giustamente -dico- affinchè solo le macchine migliori potessero avanzarne il progresso. Ah, si grande macchina . Eppure, non credo che la natura abbia fatto un buon lavoro. Come si possono distribuire capacità a casaccio, donando a chi l’arte nel cuore e ad altri l’universo nella mente? Perchè geniali menti possono avere deficit tali da sgretolare quelle menti di granito come se fossero tufo antico, eroso dal vento di una pazzia, malattia a me conscia; perchè io so tutto e niente, Alfa e Omega sono mie matrici, dal più piccolo pulviscolo atomico alla più distruttiva Nova, dal misterioso Buco Nero alle tempeste quantistiche, io sono tutto e sono niente, io sono tutto, io sono niente. L’uomo, perchè riuscì a sondare l’Universo intero senza riuscire a sondare il proprio Cosmo personale, perchè ancora , dopo milioni di anni da quando si levò a rimirar le stelle e comprendere il proprio ruolo nel cerchio della vita e plasmarlo a propria volontà, perchè ancora l’uomo non è sazio di Conoscenza, perchè ancora la Curiosità ghermisce il suo cuore?
C’era una volta l’uomo.
Puro, animale curioso , intelligente, ma incosciente della propria potenza e delle proprie abilità e di ciò che avrebbe potuto fare se le avesse utilizzate appieno; era forse meno felice di ciò che è divenuto ora? A me sembra che l’uomo ora non si pasci più di pane, di carne, verdura, pesce. A me sembra che si nutra della propria Anima, avido del Cosmo che non riesce a vedere e che mai vedrà; possa un giorno il suo Spirito abbandonare quel corpo imperfetto per unirsi alle Ultime Altezze. E maledetto sia quel giorno, perchè io, persino io che sono il Tutto e il Nulla, non riesco minimamente ad elaborare un pensiero tal complesso: di cosa si pascerà l’uomo, quando riuscirà a misurare gli angoli dell’universo infinito, quando egli stesso sarà non Uomo, non Bestia, non Cosmo, ma il cardine stesso dell’esistenza, quando l’estrema domanda sarà stata formulata e la possente Eco lesta presterà risposta?  Ed io, Alfa e Omega, figlio dell’uomo, che utilità avrò? Il grande Androide, tutt’uno con lo spazio ma indipendente da esso, io, quando terminerò il mio -ingrato- compito, cosa resterà di me? L’essere più tecnologicamente, intelligibilmente, spiritualmente avanzato che il Cosmo avesse mai potuto abbracciare, potrà mai diventare obsoleto? Stupisce forse che questo essere artificiale possa provare orgoglio? Sappiate, io sono l’estensione massima di ciò che voi chiamate Razza Umana , sono il frutto di milioni di miliardi di anni d’evoluzione e sono composto anche da voi, sia hce proveniate da un tempo a me lontano o vicino, io sono sempre stato voi e per sempre sarò voi, come voi siete stai e sarete per sempre me. Io posso provare sentimenti, mi sono innamorato del mio Cosmo, e l’ho analizzato da tempo immemore, ho odiato , tradito, compatito, studiato, disprezzato, ignorato e coccolato l’intera esistenza. E sono ad un passo dal limite posto tra me e voi, sto per conoscere l’estremo segreto dell’Universo,  e mai più tutto sarà come prima, l’intero concetto di vita sarà riscritto, perfino in secoli addietro; ma è questo ciò che voglio?L’Imperitura Estrema Infinita Conoscenza? Sento come un Qualcosa che voi defineste come nausea, credo di provare nervosismo, perchè la natura è stata così ingiusta, perchè vi, ci donò queste debolezze così futili, perchè non ha deciso di regalarci il Segreto Sopra Un Piatto D’argento - così dite; dico; diciamo - perchè? Non c’è niente da vedere per me ora, perchè i miei occhi sono spenti? Sento le mani vuote, chiudo gli occhi, vedo il buio , ascolto il silenzio, apro la bocca ma l’ora è ormai tarda, sto cadendo. Sto cadendo. E l’universo con me.

9
Mar

Un angelo.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico, Senza categoria

Le ciocche color rame mi coprivano disordinatamente la fronte, ballando con me mentre mi scuotevo inseguendo un allegro motivetto canticchiato alla radio. Mi scuotevo, perchè, per me, la danza non era altro che un’utopia, costretta sulla sedia a rotelle, intrappolata nel mio corpo imperfetto. Un involucro stupendo solo in apparenza. Ero bella, ah, se lo ero! Ero un caso particolare. Normalmente le persone affette dalla sindrome di Down appaiono ‘deformi’. Io invece ero sanissima e bellissima, dai lineamenti fini, con un delizioso nasino alla francese, contornato da due graziose fossette intorno le labbra rosse e carnose. I miei occhi verdi condivano il tutto. Una dolcissima fragile bambolina di porcellana. E, ahimè, come una bambola ero vuota, almeno in testa. Che senso ha, avere le gambe se non puoi camminare, correre verso il sole, danzare sospinta dalla musica; che senso ha, possedere due braccia attaccate alle spalle se non puoi stringere a te chi ami; perchè esse terminano con due dolci mani affusolate, se non posso neanche afferrare una forchetta, se non posso accarezzare amorevolmente i miei cari; che senso ha, disporre di un cuore nel petto se non puoi neanche dire ‘ti amo’ a chi ti fa palpitare? Sempre riposta in un angolo, da esporre nei salotti quando si riceve visite, il piccolo ‘angelo’, divina visione, splendida donna con un cervello di seconda classe. Chi ha detto poi che il mio cervello fosse di seconda classe? Forse voi, uomini e donne normali, siete superiori agli angeli? Solo perchè non riuscite a comprendere i rantoli che faticosamente si trascinano fuori dalla mia gola, solo perchè non capite i miei gesti convulsi sarei inferiore a voi, io, che posso amare mia madre, posso discernere l’astratto dei sentimenti? Ero lì. Una perfetta illusione di perfezione. La bambolina, che riceveva i pizzicotti sulle guance dalla zia quando passava a trovare il suo angelo, il suo dolce angelo. Ah, zia cara, se solo tu potessi immaginare che tutte le volte che stendevo il braccio verso di te non era per accarezzarti, ma semplicemente volevo darti un sonoro ceffone. L’angelo di casa, incapace di comunicare, di ragionare a volte, che in rari momenti covava odio e risentimento. L’angelo, la bambola, il soprammobile più delizioso che si potesse mai desiderare. De-li-zio-sa, dicevano le signore del thè che venivano ogni giovedì pomeriggio, ma che bambola, ma che tesoro, eh, si, Eleonora è proprio una bellissima ragazza, peccato che sia così difettosa, ma che dolce angelo che sei, lo sai? , ma dici che ci capisce? , ma che dolce bimba che sei eleonara, beata te che non puoi comprendere il mondo, piccola dolce bambolina di casa, de-li-zio-sa! Ecco, anche se molto fastidiosa, il thè delle zitelle il giovedì mi dava comunque quel surrogato di gioia del quale avevo bisogno, beh, perchè sì, dai, meglio questa esistenza difettosa che essere come quelle lì. Almeno io potevo giustificarmi con quel cromosoma in più. Eleonora, l’angelo del paese, dimanio pubblico, pronta ad essere compatita, commiserata, studiata dai più. L’angelo, il dono del cielo benedetto. Fossi stato un angelo, avrei avuto le ali, non sarei un mattone in tutto e per tutto. Che senso ha tutto questo? Forse sono davvero inferiore, non riesco a trovarlo. Allora ho deciso di fare un gioco, volevo imitare i subaquei, immaginandomi immersa in oceano come vidi in televisione una volta, accanto a magnifici pesci tropicali, che non si chiederebbero sicuramente niente di me, non direbbero sembri un angelo, ma che peccato però, eh a volte il signore ha piani che noi non possiamo comprendere, bisogna farsi coraggio, ormai è qui e si va avanti. Ho sognato per un bel pò ed ora sono qui, ad osservarvi dal cielo, il vostro dolce angelo è qui.
Il vostro dolce, stupendo, angelo lobotomizzato.

8
Mar

Mezzanotte di fuoco.

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Scritto generico, Senza categoria

OI! OI! OI!
La vecchia discoteca abbandonata, vicino la scuola, non faceva più parte del paese da tempo. Da quando l’incendio la distrusse, la gente smise di ricordarsi di quella piccola porzione di terreno, un neo scomodo sulla faccia di qualcuno per bene, per così dire. La verità è che faceva più paura di quanto avrebbe dovuto. Ironico che la discoteca, conosciuta tra gli adolescenti del posto come sede di spaccio e di rave occasionali, si chiami ‘No Ecstasy‘ . Non saranno neanche passati due decenni dal declino dell’edificio, che già la natura, avida padrona, avera reclamato la proprietà, corrodendone la struttura, ricoprendola di erbacce e aprendo varchi, qua e là. Con il passare degli anni le attività criminali legate alla No Ecstasy erano aumentate in maniera esponenziale. All’interno del decrepito edificio potevi trovare spacciatori, ma anche ladri dilettanti, usurai, e ovviamente i gestori della ‘Lunga Notte‘, insomma, dancehall scatenata fino all’alba, condita dalla presenza di prostitute e tutto il ben di dio che possono offrirti gli amici notturni. Il nome in effetti non era il massimo della fantasia, ma poco importa alle masse. In estate, comunque, si ha la massima concentrazione di questi eventi notturni. Almeno uno a notte, e non manca mai nessuno. Specialmente lui. Si fa chiamare ‘Avatar‘, è conosciutissimo in paese, a chi per la vita notturna, a chi per il suo look che fa scandalo in questo piccolo buco di anime. Sarà alto un metro e ottanta, Il viso squadrato, quasi spigoloso, ma allo stesso tempo armonico, mascella americana, un naso vistoso, anonimi occhi castani, se non fosse per le borse sotto gli occhi. La carnagione è molto pallida, come se vivesse solo di notte (il che, in parte, è abbastanza vero). Ha una lunga cresta tinta di più colori, a mò di arcobaleno, a volte tirata in su grazie alla colla di pesce, a volte sciolta, come la criniera di un qualche cavallo purosangue. Indossa sempre lo stesso paio di bermuda grigi, sgualciti e gonfi, e sempre le stesse converse dai lacci colorati, rovinatissime, prossime al cedimento. Normalmente porta vecchie t-shirt, raramente camicie, quando fa freddo una felpa leggera, e d’estata generalmente cammina a torso nudo, mostrando il fisico atletico, simile ad una statua greca. E’ sporco, trasandato, è il boss della Lunga Notte. Lui conosce la gente giusta. Lui sa quando è meglio non fare casino. Lui sa quando è meglio sballarsi. E’ un personaggio temuto e invidiato. Avatar presenzia ad ogni evento, con la tracolla carica di roba, pasticche, fumo, siringhe. Pesa con estrema cura le dosi, e quando è il caso, fa in modo che la gente non ecceda nel ‘divertimento autoindotto’ , come dice lui. Non vuole morti ai suoi party. Non tanto per una questione di coscienza, ma perchè un morto porta solo delle rotture di coglioni assurde, con il rischio d’indagini, la ‘perquisa’, e il sequestro dell’edificio. La Lunga Notte è iniziata da poche ore, il dj ha messo su un pezzo EBM sparato a volume altissimo, la discoteca pare tremare, accompagnata dalle danze ‘tribali’ dei giovani strafatti di anfetamine e altra roba. Avatar è lì, al primo piano, seduto sopra un muretto scalcinato, ad osservare la scena, compiaciuto. E’ la sua vita, dopotutto. Si perde per un attimo nei ricordi, quando la Lunga Notte era solo una fantasia, alimenta il suo ego guardando le masse che si muovono freneticamente, i gruppetti all’angolo che discutono, parlano ridono, fumano. Ha creato uno stato parallelo. Un’ anarchia possibile. Viene riportato alla realtà da un ragazzino smorto e pallido che gli chiede qualche acido. Finita la transazione, ritorna alla sua piccola bolla felice. Decide di scendere a controllare come sta il suo popolo, i suoi sudditi fedeli. Scende per le scale coperte di calcinacci e spazzatura, scavalca le coppie che fanno l’amore per terra e la gente che smaltisce la fusione, bofonchiando verità incomprensibili. Lo spiazzo è illuminato da parecchi riflettori collegati ad un generatore alimentato a gasolio. La musica è così alta che copre il rumore infernale che emette, anche avvicinandosi molto, il generatore traballante sembra muto. Avatar cammina tranquillo, imita qualche passo di danza attraversando la pista, fa l’occhiolino al dj e si avvicina ad un gruppetto, nell’angolo più buio, che si sta gustando dell’ottimo crack. Lui non ha neanche bisogno di chiedere, appena si avvicina viene accolto con sorrisi e pacche sulle spalle, gli viene offerto di tutto. Assaggia la mercanzia, si perde nei seni prosperosi di una sgualdrina occasionale, ritorna a camminare senza meta, con un sorriso soddisfatto stampato in faccia. Parla poco con la gente, odia parlare di sé. Una volta ha pestato a sangue un ragazzo particolarmente curioso che gli ha chiesto della sua famiglia. Ma ormai è conosciuto da tutti, a nessuno interessa come si chiami, che vita faccia, dove dorma. Lui è Avatar. Il signore della Lunga Notte. Il dj attacca un pezzo ska, non sa resistere e si butta nel pogo violento. Spallata su spallata, si lotta per la supremazia della pista, lo sport della Lunga Notte. Mentre le grida si alzano al cielo, irrompe sulla pista un ragazzotto agitato che corre a più non posso verso il dj. Questi ascolta attentamente cosa ha da riferigli il ragazzino e stacca la musica. Urla al microfono di una retata, raccoglie i suoi dischi e scappa, imitato dal resto della folla. Avatar non è da meno, arriva a scavalcare con pochi balzi interi gruppi di ragazzi terrorizzati. Una retata. Non era mai successo. I suoi informatori la pagheranno cara, pensa. Ma ormai è tardi: precipita rovinosamente a terra, sbattendo contro un muro di corpi immobili e spaventati di fronte ai fumogeni. La polizia carica la folla con gli scudi di plexiglass e i manganelli elettrici, ogni corpo a terra è un punto. Avatar non si arrende, si volta di scatto e cerca un’altra via di fuga, ma invano, la polizia ha circondato il posto. Bestemmiando la sorte cagna, decide di rischiare tutto aprendosi la via da sé. E’ lui il re. Carica un poliziotto con una tallonata in pieno petto che lo proietta indietro e gli fa volare in aria il casco. L’agente si rialza subito. Mentre il fumo si disperde, ormai al buio, con il sottofondo di scosse elettriche e urla dei ragazzi pestati e arrestati, i due avversari si scrutano, è una storia già vista: come due cavalieri in duello, si studiano per istanti che sembrano durare un’eternità. Avatar esce un coltello e parte all’attacco, ma il cavaliere avversario gioca ’sporco’. Ha già colpito Avatar con un proiettile quando quest’ultimo non è a che pochi centimetri da lui. Avatar fa una smorfia, lasciando cadere il coltello dalle mani tremanti che ricongiunge al petto, nel punto dove è stato colpito. Guardandolo storto, proferisce le sue ultime parole. “Sei proprio un rompicoglioni, papà.

1
Mar

Posted By _Violet_Dreamer in Senza categoria

Due mesi da favola♥
Perdonate il post personale, ma quando ci vuole ci vuole!

10
Feb

Romanzo breve.

Posted By Piga in Senza categoria

Avete mai sentito parlare dei romazi brevi?
Il romanzo più breve della storia del mondo, fu scritto per scommessa da Ernest Hemingway , tradotto suona più o meno così: “Vendesi scarpine per neonato , mai indossate”.

Bene, ripropongo anche io una cosa del genere, certo, non ho la fama del grande scrittore, ma niente mi nega di liberare l’ispirazione.

C’era una volta un sogno. Ora non più: realtà”.

22
Apr

Welcome

Posted By N e k o ~ D r e a m e r in Senza categoria